Ho tagliato i ponti senza usare rasoiate e senza rivolgermi ad una azienda demolizioni. Ho lasciato accessibile solo qualche stradina nei dintorni ma ho fatto in modo che crescessero lussureggianti i rovi. Così che vi possiate pungere e, arrivati da me, chiedermi i cerotti che non sarò più disposto a darvi.
Amici.
Ma quali amici, è il tempo che ci unisce, è questione di tradizione e dell'idealismo che ne consegue, di una fanciullesca visione della cosa. Voi, ve l’ho detto, siete morti che parlano… ma poco con me. Troppo impegnati e primeggiare nella mediocrità e nei cliché che i vostri quartieri di città v’hanno appiccicato sulle spalle.
Nella vita ho sempre avuto a che fare con persone con interessi diversi dai miei e sempre disposte a ciarlare dei propri, interrompendomi sistematicamente quando ero io a voler prender parola. Ecco perché ora, io, preferisco la gente con cui parlo per strada e al parco (e altrove), ridono di gusto alle mie battute, accettano di instaurare un dialogo dignitoso. Non mi regalano nulla. E se sento la necessità di parlare un po’ di fica allora so chi contattare; con voi è impossibile trattare anche questo argomento. Siete sempre lì a cazzo dritto ma con un velo di rossore e un cappello di tabù. Fanculo, m'avete riempito di ulteriore noia.
E vi inviterò a raggiungermi, ogni tanto, prendete la prima strada piena di rovi e proseguite dritto verso casa mia.
Vi accoglierò col consueto bacio di ben rivisto. E poi sarò così caustico che potrete continuare a parlar male di me dietro le mie spalle da orso. E poi a parlarvi male vicendevolmente dietro le vostre.
Perché voi siete così: non siete un cazzo e godete delle vostre pessime abitudini.
Me ne dolgo, ma mi fa sentire così superiore che a volte torno ad aver voglia di trascorrere del tempo assieme a voi. Con la faccia vera nascosta per l'occasione sotto il cuscino del mio lettone.

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