Forse un giorno capirà e affonderà la mano nel pentimento
mi chiederà d'esser ricevuta in udienza
e io in un solenne restar seduto
le concederò la mia di mano, come i papabili
Niente pulpito, che nel frattempo è diventato legna da ardere
avrò solo padiglioni auricolari da porgere assieme alla mano
Nello sconquasso dei sentimenti mi vorrò ascoltare glaciale
celando col mantello la mia di mano sul cuore
Forse le consiglierò di mettersi di gran lena ad esporre quanto di dovuto
e di omettere, quanto più possibile, ogni suono di mediocrità
Gesticolando con le mani traccerò traiettorie dissomiglianti da quella dell'assoluzione
Diciamo che sarebbero solo nevrotici disegni regalati all'aria della stanza
Forse quel giorno sarò di rientro da un gran gozzovigliare, dallo sgozzare le capre che io intendo
No, nulla che richieda dosi particolari di violenza, che imbratti le mani
Quindi sarò bene o male placido, nel bene e nel male del suo ciarlare
E la interromperò pur sapendo che ne ha ancora da dire,
accennando un segno di stop: palmo sulla sua faccia, dorso che mi oscura la vista in avanti
Avrò riposto in una cassettina sotterrata il mio testosterone
e passerò la mano al venturo sventurato se mi vorrà fottere
Perchè mi sarò fatto almeno dieci seghe a quattro mani, prima d'accoglierla
in modo tale da sentirmi svuotato di tutto
Svuotato anche di lei.





