giovedì, 28 giugno 2007
... mica tanto.
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domenica, 28 gennaio 2007

Donald Zucchina non sapeva scrivere racconti. Si circondava di cicchetti e luci flebili in cerca di chissà quale ispirazione. E io non so cominciare un racconto. Magari avrei dovuto optare per una pseudo-sceneggiatura simil-puzzle, una filo-tarantiniana (del divin Quentin). Partire dal mezzo, accennare alla fine, tornare al principio, mescolare, incollare, stupire. Si, ma di quanta poca etica sarei attrezzato? Poca. Vero, Voi altri?

Donald si chiamava così in onore di Donald Duck. Non regge. Allora diciamo che mamma e papà avevano gusti discutibili. Zucchina… Su quello nessuno poteva metterci bocca. Una persona estroversa e socievole, amante degli uomini (con una preferenza particolare per gli uomini vestiti di blu acquamarina), delle macchine d’epoca, del vintage e delle frustate sul culo. Insomma, uno che sapeva vivere in modo intenso, senza conoscere il verbo vegetare. Per questo Donald un giorno si uccise buttandosi alla fermata Battistini sotto la “rossa”. “Zucchina spappolata” titolò Metro.

Morto Donald non saprei chi tirare in ballo. Forse ci sono: tiro in ballo un danzatore del ventre. Jamil Bocanegra, di madre persiana e padre tappeto. Jamil voleva studiare per diventare tecnico del suono e lavorare sodo per conto di Paul Anka. Fatto sta che i genitori si opposero duramente a questa sua velleità. Loro anelavano ad avere un figlio danzereccio; e fu così che lo iscrissero ad un corso di danza del ventre, senza neanche dargli modo di diplomarsi perito elettronico.

Jamil sembrò da subito un talento naturale, con quella ciccetta sui fianchi e la pancetta creme caramel, con quel suo basculare ipnotico riusciva ad ammaliare sceicchi e camionisti, puttane e istruttrici di fitness. E non patì mai il fatto di essere l’unico maschio in una classe di trentatré elementi non trentini. Jamil condusse una vita fantastica: una casa di creta, tappeti in ogni dove, grasse chiavate con le sue compagne di corso e spettatrici, una sana posizione economica ed un cancro in fase embrionale che non è mai riuscito ad avere la meglio su un ictus propostosi in avanzata età senile.

Niente da fare, ho bisogno di qualcosa d’altro. E mettermi in gioco con la prima persona tra queste righe è già una fregatura di per sé. Che poi fa tre. 

Fecalsin Distrovicov, madre ex-testimonial di Geova e madre colonnello dell’esercito (nota bene, non v’è refuso nella frase in questione. Saremo mica messi ancora così?).

Era così anticonformista che sbiancava dalla vergogna e arrossiva dalla paura. Quando si trattava di dar consiglio alle sue amiche sul come atteggiarsi di fronte alle prede maschio, era solito dire frasi tipo “devi destrutturare la materia del tuo pensare e renderti lieve quando ti appoggi agli occhi di chi hai da compiacere”. Le amiche non lo avevano mai potuto soffrire e pensavano ogni male di Fecalsin. Ma questi, da sempre, aveva subodorato l’antifona e mai fece in modo che le cose prendessero un corso differente. Insomma, trattatavasi di rapporti occasionali senza coinvolgimento genitale.

Fecalsin era uno di quelli che tra il serio ed il faceto optava per quest’ultimo. E tra il bene ed il male si trovò bene col “bele”. Conosceva le vie di mezzo e si trovava male con le mele, alle quali era intollerante e per mezzo delle quali divenne belligerante. Provo a spiegarmi senza sgualcire le maniche: il suo hobby principale diventò l’appostarsi sul balcone, chinato, ogni pomeriggio di ogni week-end, vestito come se in assetto da combattimento. La sua, era una tacita dichiarazione di guerra a tutti i passanti vestiti blu acquamarina. Le sue armi erano le mele (“se non le mangio le lancio” era il suo slogan). E’ facile prevedere (o postvedere) che Mr. Distrovicov non l’avrebbe fatta franca a lungo (“anche se si fece Franca per undici mesi”, avrebbe puntualizzato un famoso autore nostrano): fu arrestato per omicidio, quando un giorno colpì la tempia sinistra di un distinto signore che indossava un impermeabile color blu acquamarina mentre questi si recava presso l’abitazione del suo compagno (uno strano tipo con ambizioni da scrittore).

La buona condotta rese più sopportabile una vecchiaia poco alternativa in cui si dedicò con tutte le proprie energie a mantener vivo il sito internet da lui istituito sin dai tempi bui della galera (www.geova-is-cool.net).

Gervaso faceva il fioraio. Da piccolo avrebbe voluto fare il rigattiere, convinto che questo mestiere consistesse nel munirsi di chiave per rigare le fiancate delle macchine parcheggiate sulle strisce pedonali. Amava farsi di interventi di chirurgia estetica ed eccedeva nel riempirsi le sue profonde rughe perioculari con lo jaluronico. Basta, non regge! Torno prepotentemente in scena io, con atteggiamento da bullo e la mia prima persona. E Vi dico che non regge.

Nel novero dei principali attori della grande (o sputtanata) letteratura ci son troppe poche donne. Spesso relegate al ruolo di comprimarie, spesso personaggi di rilievo ma non principali.

Controverto: il mio personaggio preferito è quello di cui mi appresto a parlare, anche se in modo stringato, considerando che mi sono rotto abbondantemente i coglioni di pensare qualcosa da scrivere. E che essere tacciato di misoginia non mi regala molto gaudio.

Vodka Perineale era una fanciulla piena d’ogni virtù. Studiò ed ottenne con successo ogni licenza, inclusi un paio di pezzi di carta tra quelli che si dice contino davvero. Sposò con rito civile un uomo perbene, raggiunse la carriera, mantenne costante il peso forma, mi strizzò l’occhio in segno di stima, mi strinse i testicoli in segno di disistima, seppe educare il figlio in modo adeguato (tanto che questi riportava scodinzolante la pallina al lanciatore senza fallire una presa volante che fosse una).

 Ah, dimenticavo l’immancabile descrizione corporea: donna piacente, dalle lunghe chiome tinte di un biondo realistico, dai seni prosperosi il giusto, dalle natiche arrotondate come una roccia erosa da secoli di mare in vena di scolpire, dal viso di satana travestito da Gabriele l’Inseminatore pel giorno di carnevale, con caviglie addirittura taglienti come sciabole del maestro Tsin Za Teh Mohr Hirei.

Vodka Perineale m’è entrata dentro stasera. E dal culo un po’ mi uscirà, carezzando il perineo amorevolissimevolmente.

Non ho più alcun motivo di continuare questa farsa cartacea, ho la mia eroina. Io ho la mia eroina.

Mia e di nessun altro. E se non Vi vado a genio sappiate pure che genio non mi ritengo, ma che vado, ora ora, a far l’amore con lei.

Non conta nulla questo insignificante narrato, era solo la storia di alcuni personaggi in cerca d’amore trovati da un autore in vana ricerca di uno stile.

Quasi dimenticavo: dedico tutto ciò a quella troia che mi ha insultato nella giornata che precede l’odierna, per il semplice fatto che io ed il mio cane stessimo tranquillamente attraversando la strada calpestando le strisce pedonali in via Conca d’Oro. A te tutta la mia compassione, vecchia baldracca: la tua vita deve essere certamente più triste della mia.

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venerdì, 29 dicembre 2006

Io non so fare nulla, solo piangere a volte
rateizzando questo e quel dolore
impotente di fronte alla realtà sociale prepotente
alle meteoriti che minacciano di orbitarmi addosso
e l'acqua finirà, distilleranno il mio sangue
amaro
Sono bravo e non mi applico
sguazzo come un calamaro dentro al tumbler ornato dallo sozzume delle mie ditate
Travaso di latte versato
nelle giornate di "mesta" che mi stringono le braghe attorno alla vita
che pare un paesaggio morto e marroncino
Non so fare nulla eppure sono bravo
c'è scritto in qualche vecchia pagella messa a zittire tra i ricordi
schiacciata dal mio primo ciucciotto e da qualche accendino
ho freddo perchè non arde niente in questo momento
nel mio cammino
con le bende agli occhi e le pezze al culo
Sono parolette, birbantelle e sul punto di dover morire
perchè ne sono padre e boia
ne sono vuoto
Forse perchè proprio non mi applico.

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martedì, 05 dicembre 2006

Il cielo, con le sue cortesi ospiti stelle

L’ipnotico crogiolarsi delle onde

indispettite dagli affanni che porta la notte scintillante

In radio, canzoni d’amor vero

e una coppia di seni vanitosi che si specchiano al soffitto

Tutto ha odore di cannella, l’amour, Kaori, il Mulino Bianco

e “...tu mi vuoi bene anche se non sei il mio papà?”

Ma la luna si è accesa una gran canna

che al primo esalare le stelle son già fattissime

Nel mare ci pisciano tutta un’estate, povero fesso

La notte è il velo che copre cadaveri come me

e dalle tette vorrei poter succhiare ettolitri di champagne

A pieno regime il camion degli spurghi sotto la mia finestra

accompagna il rito di defecatio e la campagna elettorale in radio

Disamori è giunto alla puntata mille, si festeggia, all night long (dice il cocainomane)

Mario Merola vi ha fregati tutti e io vorrei scolarmi una bottiglia di vodka

per smetterla finalmente di scrivere certe cazzate

Babbioni, Charles, un raggio chiamato Cieco, giace mortissimissimo

Altro che wonderful world

domenica, 12 novembre 2006
Gran capi indossati da quelli dei governi
e menzogneri promoters d'indumenti che ti manipolano nell'intimo
Nutrie accalcate che rosicchiano tonache con trasporto
Camionisti senza mano non attivano gli indicatori di direzione
Gli attivisti che bruciano cravatte che vorrebbero annodarsi al collo
Ci si rivede tutti per una caipirinha al "Divergenze Idiomatiche"
dove sfoggerò la mia mini pelvica e vi ammalierò
con tanto di scoscesa coscienza, finchè ne avrò l'età
Rigor mortis
Forma mentis
Son campioni d'Europa. Habemus Papam. Nisba pappa!
Chi bascula, chi oscilla, chi trasla
Ti insegnano ad ingollare il rhum, ad assuefarti alla disinformazione
ad idolatrare istruttori poco istruiti, fino a morir cacato!
Si, ma in chiave ironica, tutto per chiavarci a modo
e non farci mai sentire demodè
nonostante ciò che avevi di sacro si sia incrinato
Ed era solo un osso poco duro
Al casello non riesco mai ad imboccare la strada contromano
Il vano lagnarsi con lo zoom a 4x d'un miope stigmatizzato
Tutti dicono d'aver bisogno di credere in qualcosa
Io credo di non aver mai avuto nulla da dire
ma questo è il mio modus operandi, da stoltus dividendi, da lupus in trappula. 
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martedì, 31 ottobre 2006

- "Ci dovrà pur essere un motivo se si dice ferito nell'orgoglio invece di ferito sull'orgoglio. Se tu m'avessi ferito sull'orgoglio altro non avresti causato che una lesione cutanea, in superficie, curabile con una stupida pomata. Ma hai intaccato qualcosa che vive nei dintorni del nucleo. Non solo mi hai desquamato il mios muscolo ma hai affondato il punteruolo con la scusa che tanto io stesso a volte mi fingo un gran cazzo di cubo di ghiaccio. No no, tu mi hai ferito proprio nell'orgoglio."

- "Ah.."

- "Ah?!? Suvvia, non ti sto chiedendo quale sia la concentrazione di spermatozoi per ml... solo cerca di venirmi incontro. In tal caso potrei ricominciare a venirti addosso." 

 

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venerdì, 20 ottobre 2006
Tira il freno a mano, guardalo impassibile il guidatore 666, il giorno del giudizio verrà assieme alla caduta dei denti. Guarda impassibile chi ti punta il dito con le unghie sozze. Guarda impassibile chi hai messo all'angolo per non farlo/a cadere a terra sbattendo una testa piena di sonagli. Sei appassito tra le tue ragioni e avendo ragione.
Sovente mi capita di aver ragione; la mia missione è sopportare dita puntate contro il naso e guidatori 666 senza impazzire del tutto prima.
E' ardua anche per uno che cammina a braccetto con gli dei canticchiando stornelli romani. Ma sento di potercela fare.
A giocare allo sconfitto.
A giocare all'adulto coscienzioso.
A non finire nella pagina della cronaca nera con un tutù rosa.
Tu, tu.
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lunedì, 11 settembre 2006
L’inferno della strada e del traffico
appezzamento di terra tra start e stop come lo è la vita
C’è sempre qualcuno pronto ad infilarti nel deretano
qualcosa di ingombrante e con spigoli vivi
Sembrano dei tappabuchi, come il circo alla tv
Aggiusto la macchina di freno aggiungendo un pizzico di sterzo
M’arrabatto per tener la calma
inspirando forte dalle prese d’aria
Pulviscolo!
L’imprecazione mi esce spontanea come un ruscelletto
Gli autisti dei furgoncini
sembrano venditori di pomodori
imburrati dal sole e sconfitti da mogli obese
Mi scodinzola la coda dell’occhio
nel vedere le ragazze che giocano alle dive
marchiate da un tribale terrificante che non significa un cazzo
che incornicia quei culetti tutti buoni da mangiare la mattina
Culetti di pulcini spezzacuori bagnati
Ricompongo il cuore e metto il coperchio sulla sputacchiera di certi pensieri
Il mio senno quarta misura vorrebbe gridare a tutti di ravvedersi
di cercare almeno un senso e che non sia così trafficato come la mia strada
Non mi capiscono quando parlo
E’ come se mi sgolassi sussurrando amenità
Osservo le mie mani sul volante
Fantastiche le mie due bambine
Non come quelle che sembrano un inno all’amputazione
In radio: “Bambino di quattro anni assale rottweiler”
Povero Crunchy, sempre in pericolo di sfiga.

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giovedì, 03 agosto 2006

Una giornata per sottoscrivere il contratto con una normalità di facciata. Una commissione per conto terzi, l’autobus, via Cavour, io vestito come un turista americano, mimetizzato, in incognito. Il ritorno a casa. Non è successo nulla, nulla mi ha colpito, nessuna calamità elucubrativa, neanche una vecchia scassacazzi da odiare. Che sia questo il segnale? Che sia arrivata la mia ora di alzare fieramente bandiera bianca? Cosa ne pensi, Bianca? Ci vorrebbe un colpo in banca, senza colpi di pistola né sensi di colpa.

Ora mi darò ai fumetti e alle riviste di arredamento feng shui, accetterò ogni giro di chitarra e di basso, dall’alto, ciancerò delle polveri sottili, piccole, tenere, amabilissime. Potrò rotolarmi sorridente nella mia scabbia e disegnare tanti smiley nel cielo. Certo, ciiiierto, eccerto.

Intraprenderò il cammino dell’uomo timorato, stando attento a non esser vittima delle iniquità degli esseri egoisti e della tirannia degli esseri malvagi, dismetterò la maschera del lupo Ezechiele (mordace e con la colite spastica).

Accetterò di subire ogni sopruso e costrizione da parte di una donna, mi fingerò contento di fellatio(S) al serenase, coltiverò hobbies(SSSt) e non asserirò mai più che i centri commerciali rappresentano l’annichilimento dell’umano essere. Sarò amabile e colmo di parole dolci, magari sempre le medesime ma colmo.

Questa potrebbe essere una prima, sintetica bozza di un trattato per la mediocrità.

Che mi appresto a firmare… è il colmo.
E io sono un orco senza traccia di coglioni. Poi me la chiamano orchite...
 
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domenica, 30 luglio 2006
Credo che l'essere arrivato a questo punto, avendo cominciato a scrivere sul blog, comporti una sorta di inevitabile processo di iniziazione. Ad esempio qualche riga di presentazione per esporre i miei perchè e i miei perchè no. Per descrivermi a grandi linee.
D'ora in avanti non mi curerò della punteggiatura, delle zanzare, della zavorra del dovermi descrivere.
Comincio.
Scrivo qui perchè mi piace scrivere anche se scrivere di attualità delle mie giornate delle belle bambole di amori e disamori di sovversione della differenzachepassatrauomoedonna (privilegiando l'una o l'altra figura con irrisione ed uso della retorica) di cazzofiga di I love shopping di hey raga ci sto dentro come un epicentro del mio ultimo telefono si mette pure sugli attenti di spyware e troiani e sumeri e zoccolari di quant'altro mi verrebbe da scrivere ma che non scriverò per protesta sindacale NON mi riesce granché bene.
Quindi (QUINDI!) mi esprimerò trascrivendo in codesto loco di starZ et mignotte  le robe che di norma scrivo sul cartaceo, per mio conto, senza averne dapprima concepito un condividerne con altra gente (anche se poi non ho fatto altro che pubblicare sulla rete).
E fin qui ci siamo.
Detto questo. Sono uno come tanti, adoro le farfalle e il buon mangiare, tradirò mia moglie, farò il bidello, mi avventurerò nel bricolage con esiti deludenti, sono bellissimo, sono una raganella, sono un artista incoNpreso, amo viaggiare, non viaggerei neanche morto per la fobia che ho degli aeroplani, vado sempre a messa, mi piace la missionaria e adoro i preliminari per quei tredici secondi, leggo moltissimi libri, non ne capisco neanche mezzo, ascolto la musica privilegiando quella del circuito buisness de luxe -I Love Majors-, credo che i dialoghi di "Una mamma per amica" siano irriverenti e fantastici, anelo a diventare la quinta sgualdrappa di Sex and the city, odio i luoghi comuni ma non la costa azzurra, ho i seni rifatti nonostante pare che sia maschio, non sono volgare, porto le zeppe, non sono scaramantico, non passo sotto le scale, evito anche i ponteggi che non si sa mai che quel muratore extracomunitario sbadato mi faccI cadere una tegola in testa, con il sesso al buio ho un buon rapporto, uso il botox per ringiovanire il silicone, fumo sigarette sottili e lunghissimissime e dico un sacco di stronzate.
Detto anche questo.
Sono quel che sono, chi se ne fotte.
Nessuna chiusa con frasi ad effetto.
Saluti salati. (Fa effetto?)
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