lunedì, 23 ottobre 2006

Ho tagliato i ponti senza usare rasoiate e senza rivolgermi ad una azienda demolizioni. Ho lasciato accessibile solo qualche stradina nei dintorni ma ho fatto in modo che crescessero lussureggianti i rovi. Così che vi possiate pungere e, arrivati da me, chiedermi i cerotti che non sarò più disposto a darvi.

Amici.

Ma quali amici, è il tempo che ci unisce, è questione di tradizione e dell'idealismo che ne consegue, di una fanciullesca visione della cosa. Voi, ve l’ho detto, siete morti che parlano… ma poco con me. Troppo impegnati e primeggiare nella mediocrità e nei cliché che i vostri quartieri di città v’hanno appiccicato sulle spalle.

Nella vita ho sempre avuto a che fare con persone con interessi diversi dai miei e sempre disposte a ciarlare dei propri, interrompendomi sistematicamente quando ero io a voler prender parola. Ecco perché ora, io, preferisco la gente con cui parlo per strada e al parco (e altrove), ridono di gusto alle mie battute, accettano di instaurare un dialogo dignitoso. Non mi regalano nulla. E se sento la necessità di parlare un po’ di fica allora so chi contattare; con voi è impossibile trattare anche questo argomento. Siete sempre lì a cazzo dritto ma con un velo di rossore e un cappello di tabù. Fanculo, m'avete riempito di ulteriore noia.

E vi inviterò a raggiungermi, ogni tanto, prendete la prima strada piena di rovi e proseguite dritto verso casa mia.

Vi accoglierò col consueto bacio di ben rivisto. E poi sarò così caustico che potrete continuare a parlar male di me dietro le mie spalle da orso. E poi a parlarvi male vicendevolmente dietro le vostre.
Perché voi siete così: non siete un cazzo e godete delle vostre pessime abitudini.

Me ne dolgo, ma mi fa sentire così superiore che a volte torno ad aver voglia di trascorrere del tempo assieme a voi. Con la faccia vera nascosta per l'occasione sotto il cuscino del mio lettone.


 

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mercoledì, 02 agosto 2006

Ti incidono nell’interno coscia e nella parte interna del piede

ti svuotano del sangue marcio e

dottoressa mi faccia una sega ne ho gran volontà

A stomaco vuoto lo devi fare

Non devi avere da temere, gioco per ragazzi, gioco per gradassi

Colpa dei grassi, obeso schifoso, deperito in un grido d’orgoglio

Quale te stesso sei quale te stesso sei quale te stesso (s)fottuto sei?!?

Dottoressa lei mi ama e vuole abbandonare la sua famiglia

Se ne stia dov’è io sono un brutto ceffo da ceffoni e spocchioso

Bavoso a volte, ma lei mi operi l’anima

Incida tra il languore e il cuore

Risucchi tutto lo sperma a briglie sciolte

E ne beva di una sciolta che mi coglie impreparato

Signor Papa ho drinkato, signor Papa venga al mio capezzale

Mi santifichi lo stinco che attecchisce

Santo Padre le presento una dottoressa che succhia grande roba d’anima

Toh, chi ti rivedo: come si sente signor Satana?

Vecchio balbuziente e anche un po’ ricchione per provarci con me misero

Me eterno, giusto-giusto in questo preciso-sciocco istante

Trattìno.

            
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sabato, 29 luglio 2006


Mai più fedele alla vostra corona
non come il mio cane ubriacone.
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